Mobilità: molto da fare per l’ambiente ma l’Italia è in campo da protagonista

Circa il 30% delle emissioni di gas serra vengono dai trasporti che hanno anche un ruolo decisivo nelle concentrazioni di smog e polveri sottili che causano i frequenti superamenti dei limiti di inquinamento nelle nostre città.

Un intervento sulla mobilità in chiave di sostenibilità appare quindi assolutamente necessario se intendiamo non solo centrare gli obiettivi europei e internazionali che l’Italia si è impegnata a raggiungere entro il 2030 (-40% di emissioni. 27% di energia da rinnovabili, +27% di efficienza energetica), ma anche per assicurare una qualità dell’aria accettabile nei nostri centri urbani.

 

E oggi, per inquadrare il problema, il 66% degli spostamenti avviene ancora con autovettura privata, il 15% a piedi e solo il 10% con i mezzi pubblici. In città, le percentuali si spostano un po’, con il 47% degli spostamenti che avviene con un’auto privata e il 23% con i mezzi pubblici.

Per affrontare questo nodo chiave per lo sviluppo futuro del paese il Governo ha messo in campo una serie di interventi su alcune linee programmatiche generali:

  • La promozione del trasporto collettivo rispetto a quello individuale;

  • Il passaggio a un trasporto pubblico a basse emissioni;

  • La realizzazione di una rete di ricarica elettrica efficiente;

  • Il sostegno a programmi di trasporto sostenibile piste ciclabili, car sharing, car pooling etc

Fra gli strumenti messi in campo ricordo il Protocollo d’Intesa tra il Ministero dell’Ambiente, la Conferenza delle Regioni e Province autonome e l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, per definire ed attuare misure omogenee su scala di bacino per il miglioramento e la tutela della qualità dell’aria e la riduzione di emissioni di gas climalteranti, con interventi prioritari nelle città metropolitane.

Il Protocollo punta al finanziamento di misure dirette ad incentivare il trasporto pubblico locale e la mobilità alternativa al trasporto privato. Nel Protocollo si prevede inoltre un impegno a precisare le attività da finanziare con strumenti di incentivazione esistenti per un importo totale di circa 350 milioni di euro. In tale ambito sono già stati attivati 6 milioni di euro per il finanziamento di interventi di mobilità sostenibile ed efficienza energetica nelle città di Bologna, Roma, Milano e Torino, nonché 35 milioni di euro destinati al programma sperimentale nazionale di mobilità sostenibile casa-scuola e casa-lavoro al fine di finanziare progetti predisposti da uno o più enti locali e riferiti a un ambito territoriale con popolazione superiore a 100.000 abitanti, diretti a incentivare iniziative di mobilità urbana alternative all’automobile privata.

 

Ma non si può chiedere ai cittadini di lasciare a casa le loro auto per poi farli salire su bus “euro zero” che inquinano più di 100 auto private. Per questo il Governo ha varato un piano di ristrutturazione e di riqualificazione del parco autobus italiano che consta di circa 55.000 veicoli, di cui almeno 10.000 solo Euro 0 e Euro 1 quindi altamente inquinanti ed ha messo a disposizione per i prossimi 18 anni 4 miliardi e 300 milioni di euro a cui si aggiunge un cofinanziamento delle aziende di trasporto pubblico che potrà portare fino a 7 miliardi.

In materia di incentivo per il passaggio alla mobilità elettrica vanno ricordati i 50 milioni messi a disposizione per la realizzazione di reti di ricarica elettrica, le colonnine per intenderci. Sulle infrastrutture di ricarica c’è un grande impegno anche del mondo imprenditoriale, in particolare di Enel: vogliamo aggiungere uno zero alle colonnine oggi esistenti. Da 2.000 centraline di ricariche scarse come ci sono oggi a 20.000 colonnine di ricarica elettrica.

 

Un aspetto fondamentale, se parliamo di mobilità dolce, è lo sviluppo della ciclabilità: il mio ministero negli anni ha favorito molto la diffusione della bicicletta con bandi e specifici programmi e incentivi all’acquisto di biciclette con pedalata assistita, piste ciclabili e percorsi pedonali.

Parliamo di 154.000 biciclette a pedalata assistita per 90 milioni di euro, di 81 servizi di bike sharing, di 110 km tra piste ciclabili e ciclopedonali. E ricordo che la legge di stabilità mette a disposizione 91 milioni in tre anni per la mobilità ciclabile tra ciclabili, ciclovie e cammini, più 3 milioni in tre anni per la progettazione e la realizzazione di itinerari turistici a piedi.

Un rafforzamento della cultura dell’intermodalità nel trasporto, dello scoraggiamento dell’utilizzo del mezzo privato a favore della sharing mobility che oggi è una realtà per migliaia di persone che si spostano quotidianamente in città, tanto è vero che il Collegato ha individuato questa fetta di mercato in crescita e lì ha inteso investire risorse pubbliche.

Senza dimenticare che attraverso il Consorzio italiano del Car sharing (ICS), come ministero finanziamo i principali progetti pubblici e le start-up più efficaci nelle città.

 

Siamo consapevoli che una città che si sposta ad inquinamento zero oggi non è ancora possibile. Né si può immaginare un cambiamento da un giorno all’altro. Ma oggi siamo chiamati a segnare una svolta, che è innanzitutto culturale. Nel modo di spostarsi nella quotidianità, nel rapporto con la città e con l’ambiente.  Una sfida profonda, difficile, complessa che va portata avanti perché incide sul futuro delle nostre città e sulla qualità di vita delle generazioni future.  

 

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